Carlo Micheli, Elisabetta Palmieri, Giuseppe Salerno, hanno scritto di lei…
[…]
Non vorrei sembrare retorica ma il lavoro è specchio di ciò che, ci piaccia o no, siamo indirizzati e costretti a vivere o sopravvivere, senza, comunque, averci chiesto il permesso. A meno che non ci si ritiri in solitari altopiani, ma pure da lassù ogni tanto dovremmo scendere a pagare le tasse e contrariarsi con qualcuno.
Intendiamoci, il mio essere un po' chiusa travalica del tutto il mio comportamento sociale; amo la solitudine, la tranquillità, mi irrito e mi annoio alle feste socializzanti e tendo a spaventarmi in luoghi gremiti di gente.
Ecco il mio modus, la mia scrittura incomprensibile, non organica, vissuta come risposta ad una voglia, un'esigenza, grido afono e se vuoi irriverente. Ecco allora quella sottile incazzatura energica percepita tra i colori informi, verso un "resto del mondo" che spesso non mi somiglia ma che riesce a rapirmi attraverso un contrasto forte nello stile, nella risposta ovvia, nell'inaccettabile e impostata arroganza delle persone, dello Stato appunto,…che (ndr. e lo dice ridendo) diventa fastidioso come la pasta dentifricia aromatizzata che fuorisce dal tubetto pieno d'aria, circondati e intrisi da teoremi da morali calcolate da processi naturali (biologici) istituzionalizzati, per un (fatidico) bene collettivo.
Certo questa evoluzione ha ragioni molto personali, forse involontarie, istintive, ma in fondo necessarie, che si concretizzano proprio nell'indagine estetica.
[…]
>>>(continua)